Dal 27 FEBBRAIO al 2 MARZO 2026
Venerdì 27 – Sabato 28 – Lunedì 2 Proiezione unica ore 21
Domenica 1 / Due proiezioni: pomeriggio ore 16 – sera ore 21
LAVOREREMO DA GRANDI
di Antonio Albanese Antonio Albanese, Giuseppe Battiston, Nicola Rignanese, Niccolò Ferrero.

Umberto ha dilapidato i soldi del padre e continua ad immaginarsi grande musicista, ma partorisce solo creazioni sonore cacofoniche. Ha due ex mogli che l’hanno sfruttato e ora lo detestano, e due figli: Toni, che entra ed esce di prigione, dalla prima moglie, e la malmostosa Giulia dalla seconda. Beppe fa l’idraulico e abita con una mamma asfissiante, è innamorato della cugina poliziotta che non lo degna di uno sguardo e bersagliato dalle chiamate notturne di una cliente impaziente. Gigi contava sull’eredità di una zia facoltosa, ma lei gli ha lasciato solo parrucche e trucchi, che lui indossa per protesta, ubriacandosi e ingerendo pillole.
Una notte, mentre trasportano Gigi in stato semicomatoso, Umberto, Beppe e Toni (sotto misura cautelare in vista dell’ennesimo processo, questa volta per truffa ai danni del Fisco) fanno un incidente del quale dovranno affrontare le conseguenze, dando il via ad una catena di equivoci e di sorprese atte a sconvolgere la loro vita senza direzione.
Lavoreremo da grandi è la sesta regia di Antonio Albanese, anche autore della sceneggiatura insieme al consueto sodale Piero Guerrera, già autore di vari film con e di Albanese, che qui si ritaglia il ruolo di Umberto.
Il film ha la sventura di arrivare dopo, come tempi di uscita, al meritato successo di Le città di pianura, storia sbullonata di due amici scioperati che, insieme ad un giovane malcapitato, attraversano il Nord Italia. Anche qui i protagonisti sono due amici scioperati (il terzo è incosciente per quasi tutto il film) e un giovane uomo nel Nord del Paese, e anche qui la cifra dovrebbe essere stralunata e lievemente surreale, ma il confronto pesa notevolmente dalla parte del film di Francesco Sossai, che dietro la comicità della narrazione lasciava spazio anche alla malinconia e all’amarezza di due vite allo sbando, facendo leva su un’attenta osservazione del reale.
In Lavoreremo da grandi invece la realtà sembra lasciare il posto ad una serie di domande sulla credibilità della storia e la sua tenuta drammaturgica: cosa aggiungono alla trama apparizioni improbabili come la escort Pink e il rapper Mario Mario (forse un’eco del mitico Pier Piero), vestito come un boomer può immaginare un rapper? Perché il film si intitola Lavoreremo da grandi quando Beppe fa l’idraulico? Ma soprattutto, perché il ruolo di Toni resta indefinito dall’inizio alla fine? E qual è il contributo narrativo di Gigi, che sembra il cadavere di Weekend con il morto, ma non dà luogo ad alcuna situazione comica?
Le buone intenzioni di Albanese e il suo desiderio di tornare ad una comicità semplice ambientata in una provincia popolata da personaggi ingenui sono evidenti, ma c’è poca realtà sia nella costruzione di quei personaggi che nelle azioni insensate che compiono. C’è anche un problema di ritmo e tensione narrativi, sia nella componente di commedia che in quella “mistery”, così come nel raccontare una storia che cerca di essere gradevolmente scombinata, ma finisce per risultare senza capo né coda, e ignora l’incalzare che dovrebbe essere presente almeno nella parte “suspence”. Qui purtroppo non siamo nel reame del nonsense comico o dell’hellzapoppin’: i personaggi sono semplicemente slegati, come se appartenessero a film diversi, e le caratterizzazioni risultano sbiadite.
Antonio Albanese ha spesso interpretato personaggi amabilmente strampalati e la sua cifra lunare è di solito accattivante, sia come attore che come regista, anche perché spesso propone un commentario sulla nostra società e la nostra epoca. Lavoreremo da grandi invece sembra semplicemente girare a vuoto, all’interno di un vuoto di senso e di credibilità, e purtroppo ottiene l’effetto deludente di un colpo sparato a salve.

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