INTORNO ALLA LIBERAZIONE…

Giovedì 23 aprile, ricorre l’82° Anniversario dell’eccidio del Palazzone e di Zanchetta. Il 23 aprile 1944 i fascisti operarono un criminale rastrellamento nella zona, in cui persero persero la vita numerosi partigiani e civili.
La cerimonia partirà alle ore 14.30 da piazza Gramsci. Saranno commemorate le vittime dell’eccidio nazifascista a Fiumazzo presso la lapide di via Borse e i Caduti di Zanchetta e del Palazzone presso i cippi a loro dedicati.
Saranno presenti le autorità del comune di Alfonsine e la delegazione Anpi Alfonsine.
È possibile approfondire sul sito www.mappadellamemoria.it/mappa.html, curato da ANPI assieme ai ragazzi e alle ragazze della scuola secondaria di primo grado del territorio.
L’eccidio del Palazzone e di Zanchetta è un episodio tragico della Resistenza avvenuto all’alba del 23 aprile 1944 nelle campagne tra Fusignano e Alfonsine. In questa giornata, un contingente di oltre cento tra fascisti delle Brigate Nere e soldati tedeschi circondò alcune case coloniche utilizzate come basi partigiane.
L’operazione di rastrellamento portò all’uccisione di 11 persone tra partigiani e antifascisti
L’eccidio del Palazzone e della Zanchetta
23 aprile 1944, 12:00

“Ci fu tolto tutto il bestiame, ogni mezzo di trasporto, tutti gli arnesi da lavoro; fummo depredati di gran parte delle provviste e del poco mobilio … per una metà del podere sono stati tagliati gli alberi e le viti” (un superstite della strage del Palazzone)
Il 23 aprile Fusignano viene svegliato dai colpi di mitraglia. A nord del paese, in direzione di Alfonsine, un contingente di più di cento tra fascisti e tedeschi, dotati di armi pesanti, circondano una casa colonica, chiamata “Il Palazzone” di proprietà della famiglia Zalambani.
Il territorio intorno offre da mesi ospitalità a partigiani, giovani renitenti alla leva e prigionieri, in attesa del loro invio in Appennino o dell’impiego nei Gap locali.
Il giorno prima un movimento sospetto è stato notato da un fascista, che ha informato la Questura di Ravenna.
Al Palazzone la battaglia tra i partigiani e i fascisti, soverchianti in numero e armamenti, ha un esito scontato. Alcuni partigiani vengono colpiti mentre tentano la sortita, altri sono uccisi all’interno. La casa viene semidistrutta e saccheggiata.
Nel corso del rastrellamento della zona, Alfredo Ballotta, Aurelio Tarroni e il prigioniero slavo Reper Janez vengono sorpresi in località Zanchetta. Il primo tenta di fuggire ed è subito ucciso.
Taroni, che ha con sé documenti compromettenti, è a lungo torturato sul posto:
“viene calato in un pozzo con la testa sommersa dall’acqua sino al limite dell’annegamento; ripescato e appeso per i polsi all’inferriata di una finestra dell’edificio la Zanchetta, vien asciugato col fuoco; deve poi camminare sui piedi martoriati sino al camion che lo conduce al cimitero di Ravenna” (Franzinelli)
Presso il muro del cimitero è fucilato poco dopo assieme a Janez e al colono Ettore Zalambani.
Tra casa e campagna, attorno al Palazzone verranno trovati i corpi di Giulio Argelli, Giuseppe Ballardini, Severino Faccani, Giovanni Ferri, Francesco Martelli, Bruno Fiorentini.
Ad Aurelio Tarroni sarà intitolato un distaccamento della 28a Brigata Garibaldi e nel dopoguerra gli verrà assegnata la Medaglia d’Argento al V.M.

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