La Riserva Naturale Speciale di Alfonsine è un’area protetta della Regione Emilia-Romagna istituita nel 1990, che si estende per circa 12 ettari nella provincia di Ravenna. Gestita dal Comune di Alfonsine in collaborazione con la Cooperativa Atlantide, la riserva rappresenta un fondamentale scrigno di biodiversità all’interno di un territorio fortemente antropizzato e dedicato all’agricoltura intensiva. La sua particolarità risiede nel fatto che è nata dalla rinaturalizzazione spontanea di tre zone un tempo sfruttate dall’uomo.

Il punto di riferimento per le visite guidate, le attività didattiche e le informazioni è il Centro di Educazione Ambientale “Casa Monti”, situato nella casa natale del poeta Vincenzo Monti.

    Le Tre Stazioni della Riserva

    La riserva non è un unico blocco, ma si articola in tre oasi distinte dislocate sul territorio comunale, ognuna con caratteristiche ecologiche uniche:

    Stagno della Fornace Violani: Si tratta di un’ex cava di argilla ormai dismessa. Con il tempo è stata colonizzata dall’acqua e dalla vegetazione palustre, diventando un rifugio ideale per la testuggine palustre e per diverse specie di uccelli, tra cui il pendolino e il rigogolo.

      Da ferita industriale a paradiso terrestre: Fino al 1972, l’area era una profonda cava di argilla a cielo aperto utilizzata per la vicina fabbrica di mattoni (la Fornace Violani). Quando l’attività estrattiva è cessata, l’uomo ha abbandonato il sito e la natura si è letteralmente ripresa i suoi spazi: la falda freatica ha riempito lo scavo creando uno stagno perenne profondo mediamente 2,5 metri (con punte che raggiungono i 7-10 metri nei punti di massimo scavo).
      La “capitale” delle tartarughe autoctone: Lo stagno ospita una delle popolazioni più importanti e protette a livello europeo di Emys orbicularis, la testuggine palustre europea. È l’unica specie di tartaruga d’acqua dolce originaria dell’Italia penulare. Proprio per la sua massiccia presenza in questa ex cava, è stata scelta come animale simbolo dell’intera riserva.
      I nidi “ingegnosi” del Pendolino: Tra il canneto e i rami dei salici bianchi che sporgono sull’acqua nidifica il pendolino. Questo piccolo uccello è famoso tra i birdwatcher per la sua incredibile abilità architettonica: tesse un nido a forma di fiasco o di sacchetto chiuso, appeso all’estremità dei rami più sottili sospesi sull’acqua per proteggere le uova dai predatori terrestri.
      Architettura per il birdwatching clandestino: Lungo i sentieri dello stagno sono state installate passerelle in legno che conducono a speciali paratie di osservazione con feritoie e a un osservatorio coperto. Questa struttura permette agli appassionati di fotografia e birdwatching di appostarsi e spiare la vita segreta di aironi cenerini, svassi maggiori e martin pescatori senza che gli animali avvertano la presenza umana.
      Un’oasi nata dal basso: Negli anni successivi all’abbandono della cava, l’area rischiava di essere usata come discarica. È stato grazie all’intervento dei cittadini, di associazioni ambientaliste e del Comune se il sito è stato bonificato dalle piante infestanti esterne e ripiantumato esclusivamente con specie autoctone della pianura padana (come farnia, pioppo bianco e sanguinella), salvando questo prezioso specchio d’acqua

      Il Boschetto dei Tre Canali (Stazione 2 della Riserva di Alfonsine) custodisce curiosità legate alla gestione delle acque e segreti naturali legati ai suoi abitanti alati:

      1. L’incrocio idraulico strategico: Il boschetto sorge in un punto nevralgico della bonifica della pianura ravennate. Si trova esattamente nel cuneo di terra compreso tra la convergenza del Canale dei Mulini, del Canale Destra Reno e del fiume Santerno. Nacque inizialmente come cassa di espansione per proteggere i campi dalle piene.
      2. La “maternità” degli aironi: La curiosità biologica più importante di questo sito è la sua grande garzaia (una colonia di nidificazione di aironi). Tra le chiome dei pioppi e dei salici, decine di coppie di aironi cenerini, nitticore e garzette costruiscono i loro nidi l’uno accanto all’altro, trasformando in primavera il bosco in un condominio rumoroso e affollatissimo.
      3. Un bosco “in miniatura” ma intatto: Pur estendendosi su una superficie molto ridotta (poco più di mezzo ettaro), rappresenta uno degli ultimi lembi intatti di bosco igrofilo di pianura. Offre uno spaccato perfetto di come si presentava l’antica foresta padana prima che le bonifiche agricole ne cancellassero quasi ogni traccia.
      4. Il rifugio dei “fantasmi della notte”: Oltre agli aironi diurni, la fitta e intricata vegetazione del boschetto è il dormitorio perfetto per i rapaci notturni. Con un po’ di attenzione e silenzio, non è raro scorgere il gufo comune e l’allocco mimetizzati tra i rami alti durante le ore del giorno

      Fascia boscata del Canale dei Mulini: Un tratto di canale dismesso compreso tra il fiume Reno e una chiusa dell’Ottocento. Questo bosco igrofilo è caratterizzato da orchidee selvatiche e ospita uccelli rari come il gufo comune e il picchio rosso maggiore. È anche l’habitat protetto del ferro di cavallo maggiore, una rara specie di pipistrello

      La Fascia boscata del Canale dei Mulini (Stazione 3 della Riserva) è forse la sezione più insolita e misteriosa di tutta l’area protetta. La sua storia unisce l’archeologia industriale del territorio padano a segreti naturali davvero unici:

      • Un’autostrada verde su un canale fantasma: Questa stazione sorge lungo un tratto di alveo del vecchio Canale dei Mulini che è stato completamente dismesso e abbandonato dopo una deviazione idraulica. Senza più lo scorrere artificiale delle acque, la natura ha letteralmente colonizzato il fondo del canale, trasformando quello che era un fossato artificiale in una fitta e rigogliosa “autostrada” di alberi e arbusti igrofili.
      • La fortezza sotterranea dei pipistrelli: All’interno di questa stazione si trova una chiusa ottocentesca in muratura, un tempo usata per regolare i flussi d’acqua e oggi parzialmente interrata. Questo manufatto storico è diventato il rifugio perfetto e il sito di ibernazione per una colonia di ferro di cavallo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum), una specie di pipistrello fortemente protetta a livello europeo e molto rara in pianura.
      • Le orchidee nate dal nulla: Nonostante si trovi a ridosso di aree coltivate, il microclima umido e protetto del vecchio canale ha permesso la nascita spontanea di splendide orchidee selvatiche (tra cui specie del genere Orchis e Ophrys). I loro semi, portati dal vento o dagli uccelli, hanno trovato qui un terreno incontaminato identico a quello delle antiche foreste di pianura scomparse da secoli.
      • Il regno dei picchi e dei “chirurghi degli alberi”: La presenza di alberi molto vecchi e di una buona quantità di legno morto (lasciato appositamente sul posto per favorire la biodiversità) ha reso la fascia boscata la casa ideale del picchio rosso maggiore e del picchio verde. Camminando in silenzio lungo il canale, il “tambureggiare” dei loro becchi sui tronchi è il suono più comune che si possa ascoltare.

      La chiusa ottocentesca del Canale dei Mulini ad Alfonsine, nota come “Il Chiavicone”, è un’antica struttura idraulica di regolazione delle acque situata all’interno della Riserva Naturale Orientata di Alfonsine (nella fascia boscata del canale).

      • Funzione storica: Venne costruita nell’Ottocento per la regimazione e la gestione delle acque nel tratto terminale del Canale dei Mulini di Fusignano e Lugo.
      • Valore naturalistico: L’edificio del Chiavicone è famoso perché ospita da decenni una importante colonia riproduttiva (nursery) del raro pipistrello Ferro di cavallo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum), una specie protetta dall’Unione Europea.
      • Contesto: Il sito si trova lungo il tratto terminale dell’alveo dismesso (nei pressi del fiume Reno), un’area caratterizzata da un bosco igrofilo e da sentieri naturali gestiti anche tramite il Parco del Delta del Po. Recentemente sono stati previsti interventi di recupero per valorizzare e rendere pienamente fruibile l’area ai visitatori.


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